Acque e bonifiche (27)

Saggio pubblicato nel volume, a cura di Ivan Tognarini, Il territorio pistoiese e i Lorena tra '700 e '900. Viabilità e bonifiche, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1990, pp. 43-60

Il saggio traccia un profilo delle bonifiche italiane tra i secoli '700 e '800 partendo dal complesso rapporto che nella penisola italiana si è sempre mantenuto tra montagna e pianure, tra la povera economia delle montagne e le pianure paludose, allora per gran parte da conquistare all'agricoltura. La bonifica non è stata sempre ben vista dalle popolazioni che sfruttavano gli incolti paludosi. Un'altra economia, povera fin che si vuole, veniva in conflitto con i prosciugamenti e la riduzione a coltura di fertili bassopiani invasi da disordine idraulico, La bonifica come conflitto dunque.

 

 Pubblicato in La grande impresa degli Estensi. La bonifica del Polesine di Ferrara, edito dal Consorzio di Bonifica 1° Circondario Polesine di Ferrara, Ferrara, 1991, pp. 103-251.

Questo ampio saggio pubblicato nel 1987 nel centenario della costituzione del Consorzio di Bonifica del 1° circondario Polesine di Ferrara e in seguito ripubblicato nel 1991 nel volume collettivo La grande impresa degli Estensi, ricostruisce dal tardo medioevo al 1885 le vicende demografiche e idrauliche del grande comprensorio di Bonifica che fu oggetto, nella seconda metà del 16° secolo, di un grandioso programma di prosciugamento e riduzione a coltura del territorio compreso tra il Po grande e il Po di Volano. Tra i principali protagonisti una società costituita fra il duca di Ferrara Alfonso II d'Este e un gruppo di investitori, tra cui alcuni banchieri lucchesi, i veneziani Contarini dal Zaffo, Cornelio Bentivoglio ed altri. La grande impresa era però destinata ad un rapido degrado a causa delle disastrose alluvioni del Po, del Taglio Veneziano di Porto Viro e del privilegio di esenzione nei riguardi dei contributi di bonifica di cui disponevano i potenti di turno. Nel secolo 19° la grande opera di bonifica verrà ripresa da una società anonima, la Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi (SBTF).

 

 

Pubblicato in Cultura popolare nell'Emilia Romagna. Mestieri della terra e delle acque, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana editoriale, 1979, pp. 185-213.

Si propone qui il solo testo, in formato xerografico e privo di illustrazioni, del saggio ospitato nella collana Cultura popolare nell'Emilia Romagna promossa dalla Federazione delle Casse di Risparmio dell'Emilia Romagna. Il vasto mondo delle acque interne (fiumi, canali, valli da pesca, paludi e boschi costieri umidi) ha alimentato nel corso del tempo numerosi mestieri a cui si dedicavano migliaia di persone. Lavoro poco conosciuto ma fondamentale nella vita di tutte le terre basse e delle popolazioni rivierasche del Po e dei suoi affluenti nella pianura emiliana.

 

 

Pubblicato nel volume Giambattista Aleotti e gli ingegneri del Rinascimento, a cura di Alessandra Fiocca, Firenze, Olschki, 1998, pp. 23-46.

L'architetto Giovan Battista Aleotti, detto l'Argenta dalla sua città natale, durante la sua lunga vita (1546-1636) operò al servizio dei duchi d'Este a Ferrara e in seguito come architetto comunale. Dedicò lunghi anni alla compilazione di un trattato di idraulica (Della scienza et dell'arte di ben governare le acque) rimasto per oltre tre secoli inedito ed ora disponibile a stampa per la cura di Massimo Rossi (Modena, Panini, 2000), La sua grande esperienza pratica nella bonifica, nella livellazione e nella misura dei terreni, oltre che nelle costruzioni idrauliche, lo mise in contatto con altri ingegneri e matematici operanti nella valle del Po e dovette occuparsi di porre riparo ai problemi creati dalle disastrose inondazioni dei fiumi padani della fine del secolo 16°, oltre a fronteggiare le conseguenze del progressivo interrimento degli alvei meridionali del Po e della grande mutazione idrografica ed ambientale  generata dal Taglio veneto del ramo principale alle foci del Po (1599-1604).

Pubblicato in A. Fiocca, D. Lamberini, C. Maffioli (a cura di), Arte e scienza delle acque nel Rinascimento, Venezia, Marsilio. 2003, pp. 15-35.

 

Nel secolo 16° tutta la pianura padana è un grande cantiere. Schiere di tecnici, ingegneri, matematici dirigono grandi lavori di regolazione delle acque, di prosciugamento di bassifondi e di sistemazione delle terre a scopo agricolo. Si arginano fiumi, si scavano canali collettori e reti di raccolta delle acque piovane, si edificano chiaviche, botti, regolatori di flusso, derivazioni di acque irrigue. La ricerca di nuove terre da grano si fa sempre più affannosa col crescere della popolazione. Prende il via quella grande opera di costruzione della pianura che oggi conosciamo.

pubblicato in Società, cultura, economia. Studi per Mario Vaini., a cura di E. Camerlenghi, G.Gardoni, I. Lazzarini, V. Rebonato, Accademia Nazionale Virgiliana di scienze, lettere ed arti, Quaderni n. 2, Mantova 2013, pp. 275-294

Durante l'età di Alfonso II d'Este operò nei territori estensi un ingegnere mantovano, Giovanni Angelo Bertazzolo, esponente di una famiglia di periti d'acque e architetti, attivi alla corte dei Gonzaga come Prefetti o Superiori alle acque. Lo incontriamo nella bassa Reggiana impegnato in verifiche e perizie sul buon esito della Bonificazione di Gualtieri attuata dal marchese Cornelio Bentivoglio, ma anche nel territorio ferrarese per risolvere controversie idrauliche inerenti mulini e scolo delle acque. Una controversia diplomatica fra Estensi e Gonzaga, di cui rimane un carteggio, riguarda proprio il Bertazzolo il cui ritorno a Mantova era sollecitato dai signori mantovani.  

Giovedì, 06 Marzo 2014 21:25

L'acqua nei terreni alluvionali

pubblicato in Un Po di acqua. Insediamenti umani e sistemi acquatici nel bacino padano, a cura di Ireneo Ferrari, Gilmo Vianello, Reggio Emilia, Diabasis, 2003, pp. 135-150.

L'acqua è l'elemento dominante in tutte le terre della bassa pianura del Po. L'edificazione di migliaia di chilometri di argini, e la costruzione di alcuni grandi collettori delle acque di scolo mediante adattamento di antichi alvei del Po, l'applicazione di tecniche di bonifica dallo scolo naturale, alla colmata al sollevamento meccanico sono caratteristiche la cui storia serve a capire il processo di vera e propria costruzione della terra coltivabile.

 

Pubblicato in  “La ruina dei modenesi”. I mulini natanti di Concordia sulla Secchia: storia di una civiltà idraulica, atti della giornata di studio, sabato 28 ottobre 2000, a cura di Bruno Andreolli, Gruppo studi Bassa Modenese, Finale Emilia (MO), 2001, pp. 13-20.

Le necessità di macinazione dei cereali nella bassa pianura, in mancanza di cadute d'acqua utilizzabili, impongono di ricorrere ai mulini galleggianti posti sulla corrente viva di un fiume. Per il ducato di Mirandola il fiume disponibile era il fiume Secchia, nella località Concordia. Ma i mulini erano anche ostacoli al decorso della acque in un alveo molto stretto e soggetto a piene improvvise. Di qui conflitti inevitabili con le comunità minacciate. 

 

Pubblicato in 

Land Reclamations: Geo-Historical Issues in a global Perspective. Proceedings of the International Conference held at the University of Bologna, May 14th. 2010, edited by S. Piastra, Quarto inferiore (Bologna),  Pàtron Editore. 2010, pp. 9 – 27.

Uno sguardo di sintesi al fenomeno della bonifica nella Valle del Po, intesa come creazione di suolo coltivabile, sia con irrigazione, sia con programmi di drenaggio e regolazione dei fiumi.

 

pubblicato in Il Principato di Carpi in epoca estense. Istituzioni, economia, società, cultura, a Cura di Gilberto Zacchè, Roma, Bulzoni, 2002, pp- 169-189.

Le acque dell'Appennino creavano problemi al loro passaggio a nord della città di Carpi in quanto incapaci di trovare esito nel fiume Secchia, artificialmente  portato ad occupare un antico alveo del Po. Dalle difficoltà di regolare le acque nascevano conflitti con stati vicini e tra diversi utilizzatori delle acque stesse per macinazione o navigazione.

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