Franco Cazzola

Franco Cazzola

Sabato, 26 Agosto 2017 16:31

Colture, lavori, tecniche, rendimenti

 

Contributo  pubblicato nell'opera collettiva promossa dall'Accademia dei Georgofili Storia dell'agricoltura italiana, vol. II, Il medioevo e l'età moderna, a cura di Giuliano Pinto, Carlo Poni, Ugo Tucci, Firenze, Edizioni Polistampa 2002, pp. 223-253.

Dalla metà del XV secolo le campagne italiane vedono riorganizzarsi lo spazio agricolo e le strutture produttive dell'agricoltura. Mentre nel Mezzogiorno si fa ancor più dominante il binomio grano-pascolo anche legato a consistenti movimenti di transumanza e alla concentrazione della produzione in grandi masserie, nell'Italia centro-settentrionale si vanno costituendo unità fondiarie dimensionate ad una famiglia colonica (poderi, possessioni ecc.) e si generalizzano contratti di mezzadria o affitto contadino che prevedono la presenza diffusa dei contadini nella campagna. L'introduzione di nuove colture (riso, mais) e l'impianto di alberature in filari a cui viene maritata la vite, fanno del podere una azienda tendenzialmente autosufficiente per la famiglia coltivatrice e al contempo fornitrice di surplus al proprietario del suolo (di solito cittadino o ecclesiastico). E' un modello agronomico che sarà dominante fino alle grandi trasformazioni dei secoli XIX e XX. 

 

 Saggio presentato al colloquio tenutosi nel  novembre 1992 a Royaumont presso Parigi sul tema «Les salariés agricoles au XIXme et XXme siècles». Si traccia un profilo della formazione di un salariato agricolo di massa nella valle padana in rapporto alla bonifica e alla formazione delle grandi aziende capitalistiche. (In lingua francese). Pubblicato nel volume collettivo La moisson des autres. Les salariés agricoles au XIXe et XXe siècles, éditions Créaphis 1996 (collection "Rencontres a Royaumont"), pp. 153-176.

 

Saggio pubblicato nel volume, a cura di Ivan Tognarini, Il territorio pistoiese e i Lorena tra '700 e '900. Viabilità e bonifiche, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1990, pp. 43-60

Il saggio traccia un profilo delle bonifiche italiane tra i secoli '700 e '800 partendo dal complesso rapporto che nella penisola italiana si è sempre mantenuto tra montagna e pianure, tra la povera economia delle montagne e le pianure paludose, allora per gran parte da conquistare all'agricoltura. La bonifica non è stata sempre ben vista dalle popolazioni che sfruttavano gli incolti paludosi. Un'altra economia, povera fin che si vuole, veniva in conflitto con i prosciugamenti e la riduzione a coltura di fertili bassopiani invasi da disordine idraulico, La bonifica come conflitto dunque.

 

 Pubblicato in La grande impresa degli Estensi. La bonifica del Polesine di Ferrara, edito dal Consorzio di Bonifica 1° Circondario Polesine di Ferrara, Ferrara, 1991, pp. 103-251.

Questo ampio saggio pubblicato nel 1987 nel centenario della costituzione del Consorzio di Bonifica del 1° circondario Polesine di Ferrara e in seguito ripubblicato nel 1991 nel volume collettivo La grande impresa degli Estensi, ricostruisce dal tardo medioevo al 1885 le vicende demografiche e idrauliche del grande comprensorio di Bonifica che fu oggetto, nella seconda metà del 16° secolo, di un grandioso programma di prosciugamento e riduzione a coltura del territorio compreso tra il Po grande e il Po di Volano. Tra i principali protagonisti una società costituita fra il duca di Ferrara Alfonso II d'Este e un gruppo di investitori, tra cui alcuni banchieri lucchesi, i veneziani Contarini dal Zaffo, Cornelio Bentivoglio ed altri. La grande impresa era però destinata ad un rapido degrado a causa delle disastrose alluvioni del Po, del Taglio Veneziano di Porto Viro e del privilegio di esenzione nei riguardi dei contributi di bonifica di cui disponevano i potenti di turno. Nel secolo 19° la grande opera di bonifica verrà ripresa da una società anonima, la Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi (SBTF).

Pubblicato , in Il Rinascimento nelle corti padane. Società e cultura, Bari, De Donato, 1977, pp. 299-327.

Nella seconda metà del secolo 16° i rapporti tra proprietari cittadini e contadini lavoratori erano regolati dagli statuti del comune di Ferrara secondo una forma di contratto assimilabile alla mezzadria. Questo rapporto si evolve rapidamente verso una forma di contratto colonico, la boaria, che di fatto si traduce in lavoro salariato, a durata annuale, vincolante tutta la famiglia. Tra le cause di questa perdita di potere contrattuale dei contadini, l'eccessivo peso delle contribuzioni in lavoro per la difesa dalle inondazioni e per l'efficienza dei canali di scolo pubblici, onere gravante sui contadini ferraresi in forma di corvées, ma progressivamente crescente a causa delle numerose esenzioni ottenute dai nobili e dagli ecclesiastici per i propri lavoratori. Ad accelerare il fenomeno contribuisce la rapida diffusione dei contratti di affitto da parte di imprenditori e speculatori. Essi anticipano la rendita ai proprietari ma traggono profitto da condizioni sempre più dure nei confronti dei lavoratori, spesso incapaci di fornire il numeroso bestiame da lavoro (buoi) che per statuto spettava ad essi conferire. La ricerca è condotta su numerosi atti notarili contenenti contratti di lavorazione (laboratura), di affitto e di altri svariati tipi di contratti agrari, tra cui alcuni di boaria. 

Pubblicato in Prima dell'organizzazione. Gli scioperi del 1897 nel Ferrarese. Atti del Convegno.  Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara 31 gennaio 1998, a cura di Lucio Scardino, Ferrara, editrice il Globo, 1999, pp. 13-26.

Lo scritto è l'introduzione al convegno sulle agitazioni agrarie del 1897, dilagate dalle zone risicole del Bolognese al ferrarese centrale, che ebbero vastissima eco anche in campo nazionale e parlamentare. A ribellarsi ad un ventennio di grave disagio e di disoccupazione nelle campagne non furono solo i lavoratori giornalieri e precari, ma anche il vasto mondo dei coloni e salariati fissi legati dal patto di boaria. Il prolungarsi  della grave depressione dei prezzi agricoli europei (1873-1896) e l'arresto degli investimenti in opere di bonifica e di miglioria aveva provocato una gravissima caduta dell'occupazione e delle remunerazioni dei lavoratori.

Pubblicato nella rivista "Economia e Storia", 1967, fasc. 3, pp. 291-329

 

Il saggio ricostruisce, attraverso documenti di archivio una lunga controversia riguardante l'opportunità di istituire una "Arte" ossia corporazione di tutti coloro che erano legati al ciclo produttivo della seta nella città di Ferrara. Tra i protagonisti i mercanti di tessuti (Drappieri), i tessitori di seta, suddivisi tra tessitori cristiani e tessitori ebrei, le calderane che traevano la seta grezza dai bozzoli, i possessori di mulini da seta che producevano orsogli cioè il filo ritorto, e altre categorie coinvolte da questa produzione

 

 

Pubblicato in Cultura popolare nell'Emilia Romagna. Mestieri della terra e delle acque, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana editoriale, 1979, pp. 185-213.

Si propone qui il solo testo, in formato xerografico e privo di illustrazioni, del saggio ospitato nella collana Cultura popolare nell'Emilia Romagna promossa dalla Federazione delle Casse di Risparmio dell'Emilia Romagna. Il vasto mondo delle acque interne (fiumi, canali, valli da pesca, paludi e boschi costieri umidi) ha alimentato nel corso del tempo numerosi mestieri a cui si dedicavano migliaia di persone. Lavoro poco conosciuto ma fondamentale nella vita di tutte le terre basse e delle popolazioni rivierasche del Po e dei suoi affluenti nella pianura emiliana.

 

Mercoledì, 07 Ottobre 2015 14:45

I Lavori agricoli

Pubblicato in Atlante di Schifanoia, a cura di Ranieri Varese, Modena, Panini, 1989, pp. 201-210.

Nel grande ciclo di affreschi voluto da Borso d'Este, primo duca di Ferrara, per la sua residenza di svago in città, compaiono numerose immagini della campagna circostante e di contadini al lavoro, in lode del buon governo di Borso. Questo paesaggio si presenta a volte immaginario e ricco di allegorie, ma ad un attento esame emergono numerosi aspetti della vita contadina del '400 che il saggio si propone di di porre in evidenza. Una campagna reale affianca così la campagna ideale ricca di riferimenti simbolici, mitologici ed astrologici di cui è piena questa residenza, che è stata definita come casa del tempo

Pubblicato in Studi in onore di Paolo Fortunati, vol. II, Bologna, Clueb, 1980, pp. 145-164

 

Da una serie di registri fiscali conservati presso l'Archivio di Stato di Modena riguardanti l'imposta detta del boccatico che colpiva le famiglie abitanti nel contado sono ricavabili preziose informazioni sulla struttura dei nuclei familiari, sulla mobilità nel territorio e sulla presenza nelle famiglie contadine di famigli e servi rurali. Il saggio presenta le fonti e i relativi problemi inerenti la loro utilizzazione nello studio della popolazione tra medioevo e prima età moderna.

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