Franco Cazzola

Franco Cazzola

Venerdì, 20 Luglio 2018 07:33

La Riforma agraria nel Delta padano

Breve introduzione sulle vicende della riforma agraria del 1950 nel delta del Po, pubblicata nel volume edito dall'Istituto dei beni culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna contenente una selezione delle immagini tratte dall'archivio fotografico dell'ex Ente Delta Padano. Il titolo del volume, curato da Priscilla Zucco, Stefano Pezzoli e Isabella Fabbri è il seguente: Terre Nuove. Immagini dell'archivio fotografico dell'Ente Delta Padano, Bologna, Editrice Compositori e IBACN 2011, pp. 11-13.

Il saggio rappresenta l'introduzione al volume monografico "Annale 1 1980" dell'Istituto regionale per la storia della Resistenza e della guerra di liberazione in Emilia Romagna,  che porta il titolo Il proletariato agricolo in Emilia Romagna nella fase di formazione, a cura di Franco Cazzola, alle pp. 19-63

 

Dopo trent'anni dalla fine della II guerra mondiale  il volto agricolo tradizionale della regione  Emilia Romagna era radicalmente cambiato. L'agricoltura era in fase di rapide trasformazioni grazie alla introduzione delle macchine ed era in forte declino numerico la classe di quei lavoratori giornalieri e salariati che avevano dato vita in un secolo a intense lotte sindacali e a movimenti organizzati per la conquista del poco lavoro disponibile sui campi. Organizzazioni di lotta e di difesa del lavoro, di ispirazione socialista e cattolica avevano infatti maturato, a partire dalla fine dell'800, spirito associativo e forme organizzative originali  e senza paragoni nell'agricoltura europea. L'organizzazione di classe e le forme cooperative di lavoro  hanno segnato la storia sociale  di vaste aree della pianura emiliana e romagnola dal 1880 in avanti.  Il saggio tenta di indagare il processo formativo della classe dei giornalieri nel quadro dello sviluppo di un'agricoltura capitalistica oggi altamente produttiva. 

Pubblicato in Schifanoia. Notizie dell'Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, 6 (1988), pp. 199-204

L'architetto, cartografo e idrostatico Giovan Battista Aleotti nella sua opera allora inedita   Intitolata Hidrologia overo della scienza et arte del ben governare le acque dedica numerose pagine a descrivere  come l'architetto e l'idrostatico devono acquisire la visione cartografica e la esatta misurazione dei luoghi. Egli propone anche uno strumento di sua invenzione, l'Archimetro indispensabile per i rilievi topografici. (L'opera dell'Aleotti è stata ora edita per cura di Massimo Rossi dall'Istituto di studi rinascimentali di Ferrara e dall'editore Franco Cosimo Panini di Modena) 

 

Postfazione a Storia di Comacchio nell'età contemporanea, volume I, a cura di Aldo Berselli, Comune di Comacchio - Este Edition (Ferrara), 2002., pp. 627-633.

Il breve contributo traccia il profilo della grandi trasformazioni del territorio e della società comacchiese sviluppato nei diversi saggi che compongono questo volume della Storia di Comacchio promossa dal Comune e coordinata da un comitato scientifico presieduto da Aldo Berselli. 

Intervento al convegno di studi Precari di ieri. Il bracciantato agricolo di massa tenutosi a Savarna (RA) il 5 giugno 2011 presso il museo etnografico " Sgurì" di Romano Segurini. Pubblicato in «I quaderni del Cardello», Annale di studi romagnoli Della Fondazione Casa di Oriani - Ravenna., n. 20, pp. 25-34. 

Nelle colline e nelle pianure dell'Italia centro-settentrionale dal XV secolo in avanti il sistema parcellare medioevale dell'agricoltura contadina si riorganizza attorno al contratto di mezzadria, contratto che segue l'appropriazione della terra da parte delle borghesie urbane e della nuova nobiltà in espansione. Questo rapporto resiste fino al XX secolo nelle aree collinari e di antico appoderamento, mentre nella bassa pianura i lavoratori mezzadri non riescono a sostenere la funzione di "imprenditori agricoli subalterni". I faticosi lavori di prosciugamento delle zone paludose, i terreni duri e argillosi che obbligano a disporre di varie coppie di buoi da lavoro e la necessità di destinare forza lavoro familiare alla difesa delle alluvioni dei fiumi provocano un mutamento nei rapporti contrattuali e il progressivo passaggio di molti lavoratori mezzadri alla condizione di salariati fissi. Nel corso del XIX secolo nasce anche la figura del bracciante giornaliero e il bracciantato di massa che alterna i lavori di bonifica con i lavori agricoli a giornata presso la grande azienda capitalistica.

 

Contributo pubblicato in un volume di studi di onore di Ramon Garrabou Segura, storico dell'agricoltura spagnola e catalana, che porta il titolo Sombras del progreso. Las huellas de la historia agraria, Edición de Ricardo Robledo, Barcelona, Crítica, 2010, pp. 265-285.

Verso la fine del secolo XX e secondo le statistiche della Comunità Europea gran parte delle aziende agricole dell'Europa comunitaria (a 15 membri) erano situate nei paesi mediterranei. Le aziende agricole italiane erano allora il 38 per cento di tutte le aziende della Comunità. Nel 2000 Italia, Grecia, Spagna e Portogallo avevano 4,67 milioni di aziende agricole su un totale europeo di 6,79. A partire da questo dato il saggio si pone una domanda: chi sono i contadini italiani e che relazione hanno con la terra che coltivano? A partire dal fatto che per tanto tempo l'Italia è stata un paese di «contadini senza terra», si affrontano brevemente i temi della appropriazione borghese della terra (beni comunali, terre ecclesiastiche) e della mezzadria come rapporto tra famiglia coltivatrice e proprietario urbano.

Martedì, 24 Ottobre 2017 17:55

Il mais. Un nuovo cereale per la fame europea

Tra XVI e XVII secolo fu introdotta in molte regioni d'Europa la coltivazione di un cereale proveniente dal nuovo mondo. Dalle zone atlantiche e umide della Spagna (Galizia, Paesi Baschi) e da alcune aree mediterranee irrigue il mais giunge nella valle del Po e si insedia nel Polesine. Il saggio, che in parte riprende un altro già inserito in questa sezione è un intervento al convegno di studi tenutosi a Badia Polesine (Rovigo) il 27-28 settembre 2014 i cui atti sono ora nel volume , a cura di Danilo Gasparini, Il mais nella storia agricola italiana, iniziando dal Polesine, Rovigo, Associazione Culturale Minelliana, 2015, pp. 35-46.

Sabato, 26 Agosto 2017 16:31

Colture, lavori, tecniche, rendimenti

 

Contributo  pubblicato nell'opera collettiva promossa dall'Accademia dei Georgofili Storia dell'agricoltura italiana, vol. II, Il medioevo e l'età moderna, a cura di Giuliano Pinto, Carlo Poni, Ugo Tucci, Firenze, Edizioni Polistampa 2002, pp. 223-253.

Dalla metà del XV secolo le campagne italiane vedono riorganizzarsi lo spazio agricolo e le strutture produttive dell'agricoltura. Mentre nel Mezzogiorno si fa ancor più dominante il binomio grano-pascolo anche legato a consistenti movimenti di transumanza e alla concentrazione della produzione in grandi masserie, nell'Italia centro-settentrionale si vanno costituendo unità fondiarie dimensionate ad una famiglia colonica (poderi, possessioni ecc.) e si generalizzano contratti di mezzadria o affitto contadino che prevedono la presenza diffusa dei contadini nella campagna. L'introduzione di nuove colture (riso, mais) e l'impianto di alberature in filari a cui viene maritata la vite, fanno del podere una azienda tendenzialmente autosufficiente per la famiglia coltivatrice e al contempo fornitrice di surplus al proprietario del suolo (di solito cittadino o ecclesiastico). E' un modello agronomico che sarà dominante fino alle grandi trasformazioni dei secoli XIX e XX. 

 

 Saggio presentato al colloquio tenutosi nel  novembre 1992 a Royaumont presso Parigi sul tema «Les salariés agricoles au XIXme et XXme siècles». Si traccia un profilo della formazione di un salariato agricolo di massa nella valle padana in rapporto alla bonifica e alla formazione delle grandi aziende capitalistiche. (In lingua francese). Pubblicato nel volume collettivo La moisson des autres. Les salariés agricoles au XIXe et XXe siècles, éditions Créaphis 1996 (collection "Rencontres a Royaumont"), pp. 153-176.

 

Saggio pubblicato nel volume, a cura di Ivan Tognarini, Il territorio pistoiese e i Lorena tra '700 e '900. Viabilità e bonifiche, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1990, pp. 43-60

Il saggio traccia un profilo delle bonifiche italiane tra i secoli '700 e '800 partendo dal complesso rapporto che nella penisola italiana si è sempre mantenuto tra montagna e pianure, tra la povera economia delle montagne e le pianure paludose, allora per gran parte da conquistare all'agricoltura. La bonifica non è stata sempre ben vista dalle popolazioni che sfruttavano gli incolti paludosi. Un'altra economia, povera fin che si vuole, veniva in conflitto con i prosciugamenti e la riduzione a coltura di fertili bassopiani invasi da disordine idraulico, La bonifica come conflitto dunque.

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