Franco Cazzola

Franco Cazzola

Pubblicato , in Il Rinascimento nelle corti padane. Società e cultura, Bari, De Donato, 1977, pp. 299-327.

Nella seconda metà del secolo 16° i rapporti tra proprietari cittadini e contadini lavoratori erano regolati dagli statuti del comune di Ferrara secondo una forma di contratto assimilabile alla mezzadria. Questo rapporto si evolve rapidamente verso una forma di contratto colonico, la boaria, che di fatto si traduce in lavoro salariato, a durata annuale, vincolante tutta la famiglia. Tra le cause di questa perdita di potere contrattuale dei contadini, l'eccessivo peso delle contribuzioni in lavoro per la difesa dalle inondazioni e per l'efficienza dei canali di scolo pubblici, onere gravante sui contadini ferraresi in forma di corvées, ma progressivamente crescente a causa delle numerose esenzioni ottenute dai nobili e dagli ecclesiastici per i propri lavoratori. Ad accelerare il fenomeno contribuisce la rapida diffusione dei contratti di affitto da parte di imprenditori e speculatori. Essi anticipano la rendita ai proprietari ma traggono profitto da condizioni sempre più dure nei confronti dei lavoratori, spesso incapaci di fornire il numeroso bestiame da lavoro (buoi) che per statuto spettava ad essi conferire. La ricerca è condotta su numerosi atti notarili contenenti contratti di lavorazione (laboratura), di affitto e di altri svariati tipi di contratti agrari, tra cui alcuni di boaria. 

Pubblicato in Prima dell'organizzazione. Gli scioperi del 1897 nel Ferrarese. Atti del Convegno.  Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara 31 gennaio 1998, a cura di Lucio Scardino, Ferrara, editrice il Globo, 1999, pp. 13-26.

Lo scritto è l'introduzione al convegno sulle agitazioni agrarie del 1897, dilagate dalle zone risicole del Bolognese al ferrarese centrale, che ebbero vastissima eco anche in campo nazionale e parlamentare. A ribellarsi ad un ventennio di grave disagio e di disoccupazione nelle campagne non furono solo i lavoratori giornalieri e precari, ma anche il vasto mondo dei coloni e salariati fissi legati dal patto di boaria. Il prolungarsi  della grave depressione dei prezzi agricoli europei (1873-1896) e l'arresto degli investimenti in opere di bonifica e di miglioria aveva provocato una gravissima caduta dell'occupazione e delle remunerazioni dei lavoratori.

Pubblicato nella rivista "Economia e Storia", 1967, fasc. 3, pp. 291-329

 

Il saggio ricostruisce, attraverso documenti di archivio una lunga controversia riguardante l'opportunità di istituire una "Arte" ossia corporazione di tutti coloro che erano legati al ciclo produttivo della seta nella città di Ferrara. Tra i protagonisti i mercanti di tessuti (Drappieri), i tessitori di seta, suddivisi tra tessitori cristiani e tessitori ebrei, le calderane che traevano la seta grezza dai bozzoli, i possessori di mulini da seta che producevano orsogli cioè il filo ritorto, e altre categorie coinvolte da questa produzione

 

 

Pubblicato in Cultura popolare nell'Emilia Romagna. Mestieri della terra e delle acque, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana editoriale, 1979, pp. 185-213.

Si propone qui il solo testo, in formato xerografico e privo di illustrazioni, del saggio ospitato nella collana Cultura popolare nell'Emilia Romagna promossa dalla Federazione delle Casse di Risparmio dell'Emilia Romagna. Il vasto mondo delle acque interne (fiumi, canali, valli da pesca, paludi e boschi costieri umidi) ha alimentato nel corso del tempo numerosi mestieri a cui si dedicavano migliaia di persone. Lavoro poco conosciuto ma fondamentale nella vita di tutte le terre basse e delle popolazioni rivierasche del Po e dei suoi affluenti nella pianura emiliana.

 

Mercoledì, 07 Ottobre 2015 14:45

I Lavori agricoli

Pubblicato in Atlante di Schifanoia, a cura di Ranieri Varese, Modena, Panini, 1989, pp. 201-210.

Nel grande ciclo di affreschi voluto da Borso d'Este, primo duca di Ferrara, per la sua residenza di svago in città, compaiono numerose immagini della campagna circostante e di contadini al lavoro, in lode del buon governo di Borso. Questo paesaggio si presenta a volte immaginario e ricco di allegorie, ma ad un attento esame emergono numerosi aspetti della vita contadina del '400 che il saggio si propone di di porre in evidenza. Una campagna reale affianca così la campagna ideale ricca di riferimenti simbolici, mitologici ed astrologici di cui è piena questa residenza, che è stata definita come casa del tempo

Pubblicato in Studi in onore di Paolo Fortunati, vol. II, Bologna, Clueb, 1980, pp. 145-164

 

Da una serie di registri fiscali conservati presso l'Archivio di Stato di Modena riguardanti l'imposta detta del boccatico che colpiva le famiglie abitanti nel contado sono ricavabili preziose informazioni sulla struttura dei nuclei familiari, sulla mobilità nel territorio e sulla presenza nelle famiglie contadine di famigli e servi rurali. Il saggio presenta le fonti e i relativi problemi inerenti la loro utilizzazione nello studio della popolazione tra medioevo e prima età moderna.

Pubblicato in La campagna a vapore. La meccanizzazione agricola nella pianura padana, a cura di Angelo Varni, Rovigo, Associazione culturale Minelliana, 1990, pp. 165-181.

 

La pianura padana si presta fin dalle prime fasi pionieristiche allo sviluppo della meccanizzazione delle coltivazioni. Ma la forte presenza di mano d'opera giornaliera e avventizia in tutte le terre della bassa pianura mette le masse di lavoratori agricoli, compresi i coloni mezzadri, di fronte ad un dilemma: opporsi alle macchine o impadronirsi di esse in forma cooperativa  per accrescere la parte del reddito agricolo spettante al fattore lavoro. Ne nascono conflitti di interesse anche aspri tra braccianti, mezzadri e conduttori dei fondi. Dalla fine del XIX secolo, e soprattutto dopo la prima guerra mondiale, avanza una terza alternativa: imporre ai proprietari lavori di miglioria fondiaria con giornate lavorative supplementari, specialmente durante i mesi invernali, per combattere la disoccupazione stagionale (imponibile di mano d'opera).  Ne consegue che gli imprenditori agricoli devono anche rallentare l'introduzione di macchine labour-saving, come le falciatrici meccaniche. 

Pubblicato nel volume I contadini emiliani dal medioevo ad oggi. Indagini e problemi storiografici, a cura di Franco Cazzola, ("Annali dell'Istituto Alcide Cervi", n. 7/1985, Bologna, Il Mulino, 1986, pp. 171-201.

Una rassegna dei principali problemi su cui si è soffermata la storiografia sulle vicende sociali ed economiche delle campagne emiliane e romagnole dopo l'Unità: dalle origini di un forte movimento contadino, alla formazione del proletariato agricolo; dalla crescita di alcune coltivazioni industriali (canapa, barbabietola, pomodoro), alle grandi bonifiche e trasformazioni fondiarie  della bassa pianura; dal ruolo degli imprenditori e degli agrari nella modernizzazione ai conflitti sociali e alle forme di organizzazione politiche e sindacali dei lavoratori.

 

Pubblicato in "Annali della facoltà di lettere e filosofia" dell'Università di Macerata (III-IV) (1970-71), Roma Bulzoni editore, 1971, pp. 541-578.

I primi anni della amministrazione pontificia sulla città di Ferrara e sul suo territorio, dopo la fine del ducato estense, furono caratterizzati da una vivace attività riformatrice e dal tentativo dei nuovi governanti, i cardinali Legati, di assumere il controllo di un settore tradizionalmente di competenza comunale: il sistema di rifornimento annonario e alimentare della città. Il Legato cardinale Giacomo Serra decise di sottoporre al suo controllo il sistema di rifornimento della città colpita da ripetute carestie. Egli istituì nel 1616 una apposita commissione: la "Congregazione dell'Abbondanza" col compito di fissare i calmieri e di acquistare frumento per cederlo ai fornai in caso di carestia. Ma il compito era difficile: troppi e contrastanti gli interessi in gioco.

 

 

Pubblicato nel volume Giambattista Aleotti e gli ingegneri del Rinascimento, a cura di Alessandra Fiocca, Firenze, Olschki, 1998, pp. 23-46.

L'architetto Giovan Battista Aleotti, detto l'Argenta dalla sua città natale, durante la sua lunga vita (1546-1636) operò al servizio dei duchi d'Este a Ferrara e in seguito come architetto comunale. Dedicò lunghi anni alla compilazione di un trattato di idraulica (Della scienza et dell'arte di ben governare le acque) rimasto per oltre tre secoli inedito ed ora disponibile a stampa per la cura di Massimo Rossi (Modena, Panini, 2000), La sua grande esperienza pratica nella bonifica, nella livellazione e nella misura dei terreni, oltre che nelle costruzioni idrauliche, lo mise in contatto con altri ingegneri e matematici operanti nella valle del Po e dovette occuparsi di porre riparo ai problemi creati dalle disastrose inondazioni dei fiumi padani della fine del secolo 16°, oltre a fronteggiare le conseguenze del progressivo interrimento degli alvei meridionali del Po e della grande mutazione idrografica ed ambientale  generata dal Taglio veneto del ramo principale alle foci del Po (1599-1604).

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