Franco Cazzola

Franco Cazzola

Pubblicato nel volume I contadini emiliani dal medioevo ad oggi. Indagini e problemi storiografici, a cura di Franco Cazzola, ("Annali dell'Istituto Alcide Cervi", n. 7/1985, Bologna, Il Mulino, 1986, pp. 171-201.

Una rassegna dei principali problemi su cui si è soffermata la storiografia sulle vicende sociali ed economiche delle campagne emiliane e romagnole dopo l'Unità: dalle origini di un forte movimento contadino, alla formazione del proletariato agricolo; dalla crescita di alcune coltivazioni industriali (canapa, barbabietola, pomodoro), alle grandi bonifiche e trasformazioni fondiarie  della bassa pianura; dal ruolo degli imprenditori e degli agrari nella modernizzazione ai conflitti sociali e alle forme di organizzazione politiche e sindacali dei lavoratori.

 

Pubblicato in "Annali della facoltà di lettere e filosofia" dell'Università di Macerata (III-IV) (1970-71), Roma Bulzoni editore, 1971, pp. 541-578.

I primi anni della amministrazione pontificia sulla città di Ferrara e sul suo territorio, dopo la fine del ducato estense, furono caratterizzati da una vivace attività riformatrice e dal tentativo dei nuovi governanti, i cardinali Legati, di assumere il controllo di un settore tradizionalmente di competenza comunale: il sistema di rifornimento annonario e alimentare della città. Il Legato cardinale Giacomo Serra decise di sottoporre al suo controllo il sistema di rifornimento della città colpita da ripetute carestie. Egli istituì nel 1616 una apposita commissione: la "Congregazione dell'Abbondanza" col compito di fissare i calmieri e di acquistare frumento per cederlo ai fornai in caso di carestia. Ma il compito era difficile: troppi e contrastanti gli interessi in gioco.

 

 

Pubblicato nel volume Giambattista Aleotti e gli ingegneri del Rinascimento, a cura di Alessandra Fiocca, Firenze, Olschki, 1998, pp. 23-46.

L'architetto Giovan Battista Aleotti, detto l'Argenta dalla sua città natale, durante la sua lunga vita (1546-1636) operò al servizio dei duchi d'Este a Ferrara e in seguito come architetto comunale. Dedicò lunghi anni alla compilazione di un trattato di idraulica (Della scienza et dell'arte di ben governare le acque) rimasto per oltre tre secoli inedito ed ora disponibile a stampa per la cura di Massimo Rossi (Modena, Panini, 2000), La sua grande esperienza pratica nella bonifica, nella livellazione e nella misura dei terreni, oltre che nelle costruzioni idrauliche, lo mise in contatto con altri ingegneri e matematici operanti nella valle del Po e dovette occuparsi di porre riparo ai problemi creati dalle disastrose inondazioni dei fiumi padani della fine del secolo 16°, oltre a fronteggiare le conseguenze del progressivo interrimento degli alvei meridionali del Po e della grande mutazione idrografica ed ambientale  generata dal Taglio veneto del ramo principale alle foci del Po (1599-1604).

 

Nel 1451 Borso d'Este, marchese poi primo duca di Ferrara intraprende una vasta opera di bonifica di un territorio paludoso ad occidente della città dove andava a caccia. Nasce dalla casa di caccia là esistente il nuovo villaggio di Casaglia, dotata di chiesa nel 1460 e circondata da ben 21 possessioni lavorate da coloni e munite di case e altri edifici rurali. Attraverso i libri contabili tenuti dal castaldo e dai maestri di conto il saggio ricostruisce la produzione e i rendimenti del frumento e delle altre colture per il periodo 1451-59.

Pubblicato in Studi in memoria di Luigi Dal Pane, Bologna, Clueb, 1982, pp. 239-300

Pubblicato in Percorsi di pecore e di uomini: la pastorizia in Emilia Romagna dal medioevo all'età contemporanea, a cura di Franco Cazzola, Bologna,  Clueb, 1993, pp. 7-46.

 Le pecore sono state per secoli le principali utilizzatrici degli spazi marginali non utilizzati dall'agricoltura. Esse hanno dato vita ad importanti economie e ad istituzioni di tipo fiscale che controllavano il movimento di grandi greggi di animali e a settori come quello laniero, di importanza primaria nel medioevo e nell'età moderna. Il saggio rappresenta l'introduzione a un seminario tenutosi negli anni 1991-92 presso il dipartimento di Discipline storiche dell'Università di Bologna.

 

Pubblicato nel volume Il mondo a metà. Studi storici sul territorio e l'ambiente in onore di Giuliana Biagioli, a cura di Rossano Pazzagli, Edizioni ETS, Pisa 2013, pp. 229-249.

Lo studio cerca di mettere a fuoco, per il periodo che va dalla metà del '400 alla fine del '500,  il fenomeno della perdita della terra da parte dei contadini dell'Italia centro-settentrionale, a tutto vantaggio della borghesia cittadina e dei patriziati urbani in formazione. Gli esiti del fenomeno si traducono in concentrazione della proprietà in mani cittadine con la riorganizzazione del reticolo di particelle fondiarie e nella creazione di poderi da concedere a coloni mezzadri. Avanza inoltre la  formazione di strati di proletariato rurale tra i contadini che hanno perduto il possesso della terra. Viene in particolare messo in evidenza il caso dei fumanti del bolognese, utilizzando come fonte le serie degli estimi e delle imposte che colpivano i piccoli proprietari coltivatori del contado.

 

Pubblicato in  F.Ceccarelli, M. Folin, Delizie Estensi. Architetture di villa nel Rinascimento italiano ed europeo, Firenze Leo S. Olschki, 2009, pp. 51-77.

 

Il potere politico della dinastia degli Este sul ducato di Ferrara si era consolidato sia con una politica di infeudazioni a fedeli e funzionari, sia sul dominio diretto di grandi possedimenti agricoli, le castalderie, dove solitamente una residenza di caccia o di svago era posta al centro di diversi poderi (possessioni), amministrate da un funzionario ducale, il castaldo. La politica di gestione del territorio non poteva prescindere dai corposi interessi fondiari ed agricoli del duca e dei membri della sua estesa famiglia. La bonifica del territorio, oltre a perseguire un interesse generale, diventava anche una politica di valorizzazione dei possedimenti terrieri privati dei principi.

Pubblicato in A. Fiocca, D. Lamberini, C. Maffioli (a cura di), Arte e scienza delle acque nel Rinascimento, Venezia, Marsilio. 2003, pp. 15-35.

 

Nel secolo 16° tutta la pianura padana è un grande cantiere. Schiere di tecnici, ingegneri, matematici dirigono grandi lavori di regolazione delle acque, di prosciugamento di bassifondi e di sistemazione delle terre a scopo agricolo. Si arginano fiumi, si scavano canali collettori e reti di raccolta delle acque piovane, si edificano chiaviche, botti, regolatori di flusso, derivazioni di acque irrigue. La ricerca di nuove terre da grano si fa sempre più affannosa col crescere della popolazione. Prende il via quella grande opera di costruzione della pianura che oggi conosciamo.

Pubblicato in Nuove tendenze nella storia contemporanea. Incontro internazionale in ricordo di Pier Paolo D'Attorre, a cura di Dante Bolognesi e Mariuccia Salvati, Ravenna, Longo editore, 2000.

Le campagne italiane sono state caratterizzate da una scarsa autonomia funzionale e da forte dipendenza dal mondo delle città. Scarsi sono stati gli spazi in cui la società contadina e i villaggi potevano esprimere autonomia politica e amministrativa. La formazione di gruppi di notabili, di clientele e di rapporti di patronage trova spazio nel grande problema storiografico delle identità locali e della formazione di borghesie agrarie diverse da quelle urbane dominanti su buona parte delle campagne italiane.

pubblicato in Società, cultura, economia. Studi per Mario Vaini., a cura di E. Camerlenghi, G.Gardoni, I. Lazzarini, V. Rebonato, Accademia Nazionale Virgiliana di scienze, lettere ed arti, Quaderni n. 2, Mantova 2013, pp. 275-294

Durante l'età di Alfonso II d'Este operò nei territori estensi un ingegnere mantovano, Giovanni Angelo Bertazzolo, esponente di una famiglia di periti d'acque e architetti, attivi alla corte dei Gonzaga come Prefetti o Superiori alle acque. Lo incontriamo nella bassa Reggiana impegnato in verifiche e perizie sul buon esito della Bonificazione di Gualtieri attuata dal marchese Cornelio Bentivoglio, ma anche nel territorio ferrarese per risolvere controversie idrauliche inerenti mulini e scolo delle acque. Una controversia diplomatica fra Estensi e Gonzaga, di cui rimane un carteggio, riguarda proprio il Bertazzolo il cui ritorno a Mantova era sollecitato dai signori mantovani.  

Pagina 3 di 9
Mighty Free Joomla Templates by MightyJoomla