Studi Ferraresi (23)

Pubblicato , in Il Rinascimento nelle corti padane. Società e cultura, Bari, De Donato, 1977, pp. 299-327.

Nella seconda metà del secolo 16° i rapporti tra proprietari cittadini e contadini lavoratori erano regolati dagli statuti del comune di Ferrara secondo una forma di contratto assimilabile alla mezzadria. Questo rapporto si evolve rapidamente verso una forma di contratto colonico, la boaria, che di fatto si traduce in lavoro salariato, a durata annuale, vincolante tutta la famiglia. Tra le cause di questa perdita di potere contrattuale dei contadini, l'eccessivo peso delle contribuzioni in lavoro per la difesa dalle inondazioni e per l'efficienza dei canali di scolo pubblici, onere gravante sui contadini ferraresi in forma di corvées, ma progressivamente crescente a causa delle numerose esenzioni ottenute dai nobili e dagli ecclesiastici per i propri lavoratori. Ad accelerare il fenomeno contribuisce la rapida diffusione dei contratti di affitto da parte di imprenditori e speculatori. Essi anticipano la rendita ai proprietari ma traggono profitto da condizioni sempre più dure nei confronti dei lavoratori, spesso incapaci di fornire il numeroso bestiame da lavoro (buoi) che per statuto spettava ad essi conferire. La ricerca è condotta su numerosi atti notarili contenenti contratti di lavorazione (laboratura), di affitto e di altri svariati tipi di contratti agrari, tra cui alcuni di boaria. 

Pubblicato in Prima dell'organizzazione. Gli scioperi del 1897 nel Ferrarese. Atti del Convegno.  Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara 31 gennaio 1998, a cura di Lucio Scardino, Ferrara, editrice il Globo, 1999, pp. 13-26.

Lo scritto è l'introduzione al convegno sulle agitazioni agrarie del 1897, dilagate dalle zone risicole del Bolognese al ferrarese centrale, che ebbero vastissima eco anche in campo nazionale e parlamentare. A ribellarsi ad un ventennio di grave disagio e di disoccupazione nelle campagne non furono solo i lavoratori giornalieri e precari, ma anche il vasto mondo dei coloni e salariati fissi legati dal patto di boaria. Il prolungarsi  della grave depressione dei prezzi agricoli europei (1873-1896) e l'arresto degli investimenti in opere di bonifica e di miglioria aveva provocato una gravissima caduta dell'occupazione e delle remunerazioni dei lavoratori.

Pubblicato nella rivista "Economia e Storia", 1967, fasc. 3, pp. 291-329

 

Il saggio ricostruisce, attraverso documenti di archivio una lunga controversia riguardante l'opportunità di istituire una "Arte" ossia corporazione di tutti coloro che erano legati al ciclo produttivo della seta nella città di Ferrara. Tra i protagonisti i mercanti di tessuti (Drappieri), i tessitori di seta, suddivisi tra tessitori cristiani e tessitori ebrei, le calderane che traevano la seta grezza dai bozzoli, i possessori di mulini da seta che producevano orsogli cioè il filo ritorto, e altre categorie coinvolte da questa produzione

Mercoledì, 07 Ottobre 2015 14:45

I Lavori agricoli

Pubblicato in Atlante di Schifanoia, a cura di Ranieri Varese, Modena, Panini, 1989, pp. 201-210.

Nel grande ciclo di affreschi voluto da Borso d'Este, primo duca di Ferrara, per la sua residenza di svago in città, compaiono numerose immagini della campagna circostante e di contadini al lavoro, in lode del buon governo di Borso. Questo paesaggio si presenta a volte immaginario e ricco di allegorie, ma ad un attento esame emergono numerosi aspetti della vita contadina del '400 che il saggio si propone di di porre in evidenza. Una campagna reale affianca così la campagna ideale ricca di riferimenti simbolici, mitologici ed astrologici di cui è piena questa residenza, che è stata definita come casa del tempo

Pubblicato in Studi in onore di Paolo Fortunati, vol. II, Bologna, Clueb, 1980, pp. 145-164

 

Da una serie di registri fiscali conservati presso l'Archivio di Stato di Modena riguardanti l'imposta detta del boccatico che colpiva le famiglie abitanti nel contado sono ricavabili preziose informazioni sulla struttura dei nuclei familiari, sulla mobilità nel territorio e sulla presenza nelle famiglie contadine di famigli e servi rurali. Il saggio presenta le fonti e i relativi problemi inerenti la loro utilizzazione nello studio della popolazione tra medioevo e prima età moderna.

 

Pubblicato in "Annali della facoltà di lettere e filosofia" dell'Università di Macerata (III-IV) (1970-71), Roma Bulzoni editore, 1971, pp. 541-578.

I primi anni della amministrazione pontificia sulla città di Ferrara e sul suo territorio, dopo la fine del ducato estense, furono caratterizzati da una vivace attività riformatrice e dal tentativo dei nuovi governanti, i cardinali Legati, di assumere il controllo di un settore tradizionalmente di competenza comunale: il sistema di rifornimento annonario e alimentare della città. Il Legato cardinale Giacomo Serra decise di sottoporre al suo controllo il sistema di rifornimento della città colpita da ripetute carestie. Egli istituì nel 1616 una apposita commissione: la "Congregazione dell'Abbondanza" col compito di fissare i calmieri e di acquistare frumento per cederlo ai fornai in caso di carestia. Ma il compito era difficile: troppi e contrastanti gli interessi in gioco.

 

 

Pubblicato in  F.Ceccarelli, M. Folin, Delizie Estensi. Architetture di villa nel Rinascimento italiano ed europeo, Firenze Leo S. Olschki, 2009, pp. 51-77.

 

Il potere politico della dinastia degli Este sul ducato di Ferrara si era consolidato sia con una politica di infeudazioni a fedeli e funzionari, sia sul dominio diretto di grandi possedimenti agricoli, le castalderie, dove solitamente una residenza di caccia o di svago era posta al centro di diversi poderi (possessioni), amministrate da un funzionario ducale, il castaldo. La politica di gestione del territorio non poteva prescindere dai corposi interessi fondiari ed agricoli del duca e dei membri della sua estesa famiglia. La bonifica del territorio, oltre a perseguire un interesse generale, diventava anche una politica di valorizzazione dei possedimenti terrieri privati dei principi.

 

Pubblicato in:  Il piacere del testo. Saggi e studi per Albano Biondi, a cura di Adriano Prosperi, Roma, Bulzoni editore, 2001, pp. 447-466.

Nel giugno 1561 il nuovo duca di Ferrara Alfonso II d'Este si reca in visita alle città sottoposte alla sua signoria: Modena, Carpi, Reggio e Brescello, con tappe a Finale e Rubiera.  E' accompagnato da un enorme seguito di cortigiani e di persone di servizio che devono provvedere ai bisogni alimentari di ben 655 persone e 392 cavalli, oltre ai muli. Le città visitate offrono donativi alimentari di cui il documento pubblicato in appendice rende conto, insieme ai nominativi delle persone che compongono il seguito.

Pubblicato in L’Aquila Bianca. Studi di storia estense per Luciano Chiappini, a cura di Antonio Samaritani, Ranieri Varese, Ferrara, Corbo editore 2000,

pp. 229-282. (“Atti e memorie della Deputazione provinciale ferrarese di storia patria”, serie IV, vol. 17).

Nel primo anno in cui Alfonso II d'Este assume la carica di duca di Ferrara, Modena e Reggio numerosi ospiti illustri con il loro seguito, composto anche di centinaia di persone, giungono alla corte estense. Un mastro dei conti della Camera ducale tiene accurata nota di quanto serve per nutrire adeguatamente questa grande moltitudine in base al rango sociale a cui ciascuno appartiene.

Pubblicato in Cultura nell’età delle Legazioni. Atti del Convegno, Ferrara, marzo 2003, a cura di Franco Cazzola – Ranieri Varese, Casa editrice Le Lettere, Firenze 2005, pp. 201-231 (Quaderni degli Annali dell’Università di Ferrara, Sezione storia, 1) ISBN 88 7166 928 2.

I Lavorieri del Po erano un tributo in giornate lavorative e con l'impiego di animali da lavoro a difesa e riparazione degli argini del fiume e alla manutenzione degli scoli pubblici, Ad essi erano soggetti fin dal medioevo i contadini e i braccianti del ferrarese. Dopo la regolamentazione data da Alfonso II d'Este nel 1580 fin dai primi del '600, sotto la nuova amministrazione pontificia  si susseguono tentativi di riforma del sistema di esazione fino alla conversione in prestazioni monetarie alla metà del '600. Ma l'ampia fascia di esenzioni e di privilegi renderà difficile il buon funzionamento del sistema, fino alla riforma del Cardinale legato Francesco Carafa che riuscirà  nell'ultimo quarto del '700 ad imporre un catasto geometrico-particellare dei terreni soggetti alla contribuzione dei Lavorieri.

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