Sabato, 26 Agosto 2017 16:31

Colture, lavori, tecniche, rendimenti

 

Contributo  pubblicato nell'opera collettiva promossa dall'Accademia dei Georgofili Storia dell'agricoltura italiana, vol. II, Il medioevo e l'età moderna, a cura di Giuliano Pinto, Carlo Poni, Ugo Tucci, Firenze, Edizioni Polistampa 2002, pp. 223-253.

Dalla metà del XV secolo le campagne italiane vedono riorganizzarsi lo spazio agricolo e le strutture produttive dell'agricoltura. Mentre nel Mezzogiorno si fa ancor più dominante il binomio grano-pascolo anche legato a consistenti movimenti di transumanza e alla concentrazione della produzione in grandi masserie, nell'Italia centro-settentrionale si vanno costituendo unità fondiarie dimensionate ad una famiglia colonica (poderi, possessioni ecc.) e si generalizzano contratti di mezzadria o affitto contadino che prevedono la presenza diffusa dei contadini nella campagna. L'introduzione di nuove colture (riso, mais) e l'impianto di alberature in filari a cui viene maritata la vite, fanno del podere una azienda tendenzialmente autosufficiente per la famiglia coltivatrice e al contempo fornitrice di surplus al proprietario del suolo (di solito cittadino o ecclesiastico). E' un modello agronomico che sarà dominante fino alle grandi trasformazioni dei secoli XIX e XX. 

 

Letto 1161 volte Ultima modifica il Sabato, 26 Agosto 2017 16:55

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